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L’arte in rete: il fenomeno delle gallerie d'arte digitali

28 luglio 2022
di lettura

L’e-commerce di opere d’arte vale quasi 6 miliardi di euro: questo dato da solo smentisce gli scettici che alcuni anni or sono sostenevano che l’arte non poteva essere né apprezzata né comprata online.

Oggi l’online non solo è uno dei più grandi mercati di arte, ma è esso stesso uno strumento di produzione artistica con gli NFT (Non Fungible Token), spesso opere di artisti “classici” o polivalenti, ed a Seattle a gennaio del 2022 ha aperto il primo museo permanente dedicato agli NFT, mentre nel web nascono e si consolidano gallerie d’arte virtuali i cui affari sono decisamente reali.

L’arte “classica” e gli NFT

Il concetto di arte incontra due elementi destinati ad intersecarsi se si vuole che l’opera abbia un seguito ed un mercato: da un lato l’espressione artistica propriamente intesa, che include la materia e/o lo strumento espressivo scelto dall’artista (la tela, il marmo, materiali diversi e… elementi immateriali), dall’altro l’area espositiva e di incontro con il pubblico (strada, edifici e altro per i graffiti, gallerie d’arte, musei e… gli ambienti web).

Se è vero che l’arte evolve con la società e la sensibilità dell’artista: Warhol fu tacciato di produrre opere senza valore artistico perché al posto di paesaggi e ritratti classici proponeva la rappresentazione della società dei consumi, eppure oggi lo celebriamo come un’icona; gli impressionisti ebbero critiche feroci per la mancata classicità del loro stile, che interpretava la realtà in un modo nuovo.

Oggi l’avvento del web e, soprattutto, dei nuovi livelli di interazione attraverso lo strumento digitale stanno ispirando diversi artisti che pure in molti casi arrivano dall’arte “classicamente intesa” e che trovano una nuova cifra espressiva: è il caso di Dangiuz (Leopoldo D’Angelo), di Inward (Annibale Siconolfi), di Federico Clapis ed altri che, oltre ad essere artisti e visual artist sono anche Nft influencer; Clapis, ad esempio, già conosciuto per opere tridimensionali di forte impatto, ha scelto di sperimentare espressioni sia bivalenti sia esclusivamente on line sino ad optare decisamente per l’immateriale, e ne fa materia di narrazione ed interazione con il pubblico della rete contribuendo a creare quello che potremmo definire il “metaverso dell’arte”.

Gli NFT Non Fungible Token, tanto vituperati da chi li vede solo come immagini da videogiochi (in questo avendo come riferimento la grafica con cui sono nati) in realtà sono una opportunità in quanto consentono di tutelare l’opera d’arte la cui componente “materica” è il bit e sono solo la cifra tecnologica di contenuti che possono essere di assoluta eccellenza esattamente come altre scelte materiche perché la differenza la fa solo l’artista. L’NFT in sé è una sorta di certificato digitale che attesta l’unicità del documento, dunque diviene il sigillo che consente di vendere l’opera e di assicurarne la proprietà al collezionista.

Il valore dell’export digitale per il mercato delle opere d’arte

Gli scambi di opere d’arte online valgono circa 6 miliardi di euro e quasi il 10% delle vendite totali (fonte: Global Art Market Report di Art Basel e UBS) ed il trend è positivo: il motivo è da ricercarsi sia nella possibilità di interagire con gli attori del comparto mediante le piattaforme, ma anche in una nuova modalità di “parlare di arte” online direttamente con l’artista, di interagire su più piattaforme anche quale voce/ contributo a dirette online ed interviste, di portare contenuti e punti di vista di cui parlare in forma di scambio tra quanti amano l’arte e/o si sentono coinvolti a diverso titolo; anche il linguaggio utilizzato si fa meno specialistico e via via più aperto ed inclusivo, tanto che le interazioni degli artisti più quotati sono esse stesse parte del valore creato in questo contesto.

Dunque, il web si rivela un fattore di accelerazione del valore dell’arte in quanto incentiva gli scambi propriamente intesi ma anche un fattore di creazione di valore in sé sia quale “forma materica fatta di bit” sia quale conversazione aperta che ispira sia collezionisti (e amanti dell’arte) sia gli stessi artisti, e crea nuovi livelli di engagement che di per sé sono un motore che incentiva l’acquisto delle opere.

In questo caso non parliamo di opere digitali ma di opere d’arte di ogni genere: le piattaforme online non soltanto sono vetrine polivalenti (permettono anche la visualizzazione in 3D e in movimento) ma costituiscono un teatro in cui i visitatori sono parte essi stessi della dinamica del settore se possono fare esperienze di conoscenza e di fruizione più ampie di quelle classiche. Certamente, a differenza delle gallerie d’arte, in questo contesto la componente di fiducia va costruita caso per caso, dunque a fronte di quotazioni anche molto importanti nel complesso le vendite avvengono in prevalenza per opere al di sotto dei cinquemila dollari; non è un caso che Beeple abbia venduto la sua “Everydays: the First 5.000 Days” (opera digitale) a oltre 69 milioni di dollari mediante un’asta di Christie’s. In questo contesto, anche i siti di aste online possono avere un ruolo anche a livello divulgativo.

Gallerie digitali… e artisti multiverso

Il mercato dell’arte online è ancora dominato dai big di settore che hanno lanciato le proprie piattaforme, da Christie’s a Sotheby’s per arrivare a Bonhmas ed altri; si tratta di operatori riconosciuti dal mercato, che offrono garanzie tra cui una solida reputazione.

Esistono poi portali che permettono agli artisti di mettere in vendita direttamente le proprie opere, come nel caso di Saatchi Art.

Altri permettono di acquistare opere dalle gallerie tradizionali, come Artsy e Artnet.

Vi sono poi i portali specializzati in aste online attivi solo a livello virtuale, come Paddle8 e Catawiki; Barnebys, invece, offre informazioni e aggiornamenti sulle aste online, mentre Liveauctioneers permette di partecipare alle aste in diretta.

Oltre alle gallerie che provengono dal mondo “classico” dell’arte, vi sono gallerie specializzate in NFT ed arte virtuale: SuperRare è una galleria d’arte di un certo livello e sia gli artisti che le opere possono avere quotazioni elevate; OpenSea è un marketplace di primo livello per le opere virtuali, probabilmente il più conosciuto. Oltre ai marketplace specializzati, si comincia a riconoscere ad Instagram un ruolo per la proposta anche di opere d’arte, tanto che Deutsche Bank prevede che Instagram supererà i volumi di OpenSea e diventerà il più grande marketplace per gli NFT.

Anche i profili social degli artisti hanno un ruolo nel sostenere le vendite, in quanto gli artisti stessi si fanno così promotori non tanto della singola opera ma del processo creativo che l’ha resa possibile, interagendo con gli utenti online e condividendo contenuti ed emozioni con i propri follower; questo aspetto è anche motore di divulgazione verso pubblici altrimenti lontani da questo mondo, inclusi molti giovani e persone che usualmente sentono l’arte troppo lontana dal quotidiano. Stiamo assistendo ad un ampliamento del numero dei collezionisti online, spesso giovani o comunque di fasce di età che si vedono meno nelle gallerie d’arte tradizionali, ma con capacità di spesa e gusto per opere di diversa tipologia, dunque l’online amplia il mercato e avvicina target diversi a opere tradizionali oltre che virtuali. L’online è dunque un moltiplicatore per il mondo dell’arte.

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