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Newsletter. Non solo a Natale - Parte prima

22 dicembre 2020
di lettura

Le newsletter sono uno dei più utilizzati strumenti di marketing digitale. Sostituiscono l’antica lettera, sono stati il primo strumento digitale di massa e di certo anche un acceleratore della globalizzazione. 
Al primo sguardo, anche per la confidenza che abbiamo con questo mezzo, la scrittura di una newsletter può essere considerata un’attività facile ed efficace. 

In realtà, come abbiamo visto anche in altri contesti, in un mondo in cui tutti inviano tutto a qualsiasi ora, farsi ascoltare diventa difficile. 

Il trucco, se di trucco possiamo parlare, è sempre quello: 

  • avere la capacità di produrre contenuti di vero interesse per il nostro cliente
  • presentare questi contenuti con una grafica accattivante
  • inviare i contenuti a gruppi di interesse omogenei
  • redigere i contenuti all’interno di una linea editoriale. 

Questi i trucchi del mestiere di ogni comunicazione on line. 

Per molti la newsletter è uno degli strumenti di marketing a più alta redditività. Per alcuni il ritorno sull’investimento pubblicitario è di 1 a su 40. Parliamo ovviamente della media del pollo di Trilussa, che comunque è positiva. 
Se oltre alle vendite consideriamo – come è giusto – le visite al sito, le iscrizioni ad un webinar o le registrazioni alla newsletter stessa, come conversioni con un valore economico, allora di certo questo dato è attendibile. 

Punti forti 

Una costante fonte di traffico

Una delle ragioni principali per creare una newsletter è quella di generare traffico regolare al vostro sito. 
Soprattutto oggi, dove la navigazione inizia e finisce preferibilmente all’interno del canale selezionato, avere un canale “diretto” di comunicazione, che genera un ponte con il sito web, è cosa importante. 

Una buona newsletter ha delle percentuali di apertura (parlo della mia esperienza negli ultimi 15 anni) che solitamente superano il 30%, per dei tassi di interazione intorno al 5% circa. 
Se ci pensate molto meglio di una campagna di advertising sui giornali, piuttosto che su mezzi di cui non avete controllo o kpi. 

Risparmio

Tra le tante forme di marketing digitali è sicuramente una delle meno costose
Il costo ridotto ovviamente va inteso in paragone ad un utilizzo costante anche di altri mezzi di comunicazione. Pensate ad esempio ad una campagna costante su Google, o su Facebook, o ancora ai costi di acquisto di spazi promozionali su giornali di settori importanti. Di certo, all’interno di questo contesto, con la newsletter si riesce ancora a fare economia. 

Facile da Capire

Nel mondo dei Big Data, tra le tante fonti di traffico misurabile, la newsletter si presenta ancora come uno dei sistemi più semplici. 
Quasi tutti i programmi mettono a disposizione dell’utente statistiche quali: 

Mail inviate 

  • Mail recapitate
  • Mail aperte
  • Mail errate
  • Tasso di apertura (numero di volte che è stata aperta una missiva)
  • Tasso di interazione (numero di volte in cui si è cliccato su di un contenuto)

Già questi dati da soli possono dimostrarsi interessanti, soprattutto quando vedete chi ha interagito con voi tra distributori, fornitori, commerciali... Anche fare una classifica tra nazioni potrebbe essere un’attività utile: banalizzando, se dal paese X non interagiscono mai con le mie newsletter, evidentemente ci sarà un problema nel linguaggio che utilizzo, nei contenuti, o ancora nell’elenco mail che utilizzo. 

A ciò aggiungerei il fatto che, se utilizzato il mezzo per attività quali 

  • Vendita
  • Iscrizioni ad eventi
  • Lead generation

Misurerete con facilità, quasi in tempo reale, l’efficacia del mezzo, o meglio, l’efficacia del contenuto somministrato tramite mail. 

Facile da Combinare

La newsletter è uno degli elementi perfetti per il digital marketing mix. Di certo qualche collega arriccerà il naso, affermando che bisogno usare il maggior numero di mezzi contestualmente. 

Ma volendo rimanere nel reale, solitamente il mix, traffico al sito via pay per click, con finalità “iscrizione alla newsletter” a cui segue l’utilizzo della stessa con finalità di up-selling, è vincente. 

Punti deboli

Il punto debole più forte è senza ombra di dubbio l’utilizzo indiscriminato che si fa delle mail oggi. Spesso la mail diventa un servizio di messaggistica istantaneo. 

Pensate alle tempistiche di attesa del passato paragonate a quelle di oggi, indipendentemente da dove ci si trovi sul globo. 

Nel 2005, quando ho iniziato a lavorare, si aspettavano anche due o tre giorni, prima di lamentarsi una mancata risposta. Ora spesso parliamo di ore. Cosa fastidisiosa, ma che accade a tutti, è vedersi recapitata la mail e dopo due ore ricevere dal nostro interlocutore un messaggio con la richiesta di avvenuta lettura. 

Diciamo che in questo mondo di interlocutori “smart” (io preferisco definirli patologicamente ansiosi) la mail assomiglia molto di più alla cassetta delle lettere del recente passato, dove i volantini venivano stipati ed accartocciati ogni giorno.
Comprenderete bene come, all’interno di questo contesto, le variabili di successo, prescindano completamente dal media (come invece accade, ad esempio, con Google). Infatti, per questo media, per farsi leggere, due sono le leve “commerciali”: 

  • Notorietà del brand (il vostro destinatario vi conosce o ha sentito parlare di Voi). 
  • Interesse spiccato/ forte curiosità nei confronti del contenuto (magari intuito da un buon titolo). 

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