Torna su

 

 

 

Il Covid19 non ferma la Blockchain: +59% progetti internazionali

25 gennaio 2021
di lettura

Secondo i risultati della ricerca dell'Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, l'emergenza Covid19 non ha fermato lo sviluppo delle tecnologie Blockchain che, anzi, nel 2020 sono entrate in una fase di maggiore maturità.

Nel 2020 la finanza decentralizzata ha visto moltiplicare applicazioni, utenti e capitale investito. Ma non c'è stata solo la finanza: l'emergenza sanitaria ha evidenziato i benefici ottenibili da soluzioni Blockchain per la gestione dell'identità in ambito clinico/sanitario o economico, sono nati iniziative di filiera in ambito supply chain e progetti di infrastrutture internazionali come EBSI, la European Blockchain Services Infrastructure che sta promuovendo diverse sperimentazioni.

I paesi più attivi

I paesi più attivi nella Blockchain sono Stati Uniti, con 72 progetti avviati negli ultimi cinque anni, e Cina, con 35 casi, seguiti da Giappone (28), Australia (23) e Corea Del Sud (19). Con 18 casi, l'Italia resta nella top ten dei paesi con più iniziative, nonostante la frenata degli investimenti delle aziende, che nel 2020 valgono 23 milioni di euro, il 23% in meno rispetto al 2019. Un mercato in calo, a causa dell'emergenza che ha limitato il lancio di nuove iniziative e ha spinto le aziende a concentrarsi su progetti già attivi, ma più maturo: il 60% della spesa riguarda progetti operativi, il 28% progetti pilota, solo l'11% proof of concept e appena l'1% formazione.

La finanza è il settore più rappresentato, con il 58% della spesa, e l'unico ad aver aumentato gli investimenti (+6%), seguito da agroalimentare (11%), utility (7%) e PA (6%).

Le applicazioni di business

Le applicazioni più numerose sono realizzate per facilitare la condivisione e il coordinamento dei dati fra diversi attori per evitare che insorgano divergenze (59% dei progetti lanciati dal 2016 a oggi). Quasi un quarto ha l'obiettivo di migliorare la verificabilità dei dati da parte di altri attori dell'ecosistema o di terzi (24%), in particolare nell'agroalimentare per garantire la tracciabilità dei prodotti. Il 13% utilizza i crypto asset abilitati dalle piattaforme Blockchain per scambiare denaro o altri asset. Il 4%, infine, è dedicato alla realizzazione di processi affidabili e verificabili.

Il quadro normativo

Il 2020 è stato un anno ricco di sviluppi dal punto di vista della regolamentazione del settore Blockchain e Distributed Ledger.

In ambito europeo, è stato presentato il Digital Finance Package, elaborato dalla Commissione Europea con lo scopo di stimolare il settore Fintech, regolare i cosiddetti crypto-asset e tutelare i consumatori che intendono avvalersi di queste tecnologie. Questo aggiornamento normativo (che sarà un regolamento direttamente applicabile in tutta l'UE) imporrà agli stati nazionali una fase di raccordo o armonizzazione rispetto alle legislazioni vigenti. Il legislatore europeo ha previsto che sia necessario ottenere un'autorizzazione da parte delle autorità competenti per poter operare sui mercati di crypto-asset, come una sorta di fintech sandbox.

In questo modo gli operatori potranno lavorare e sperimentare nuove soluzioni tecnologiche da applicare al settore. Questa normativa potrebbe aumentare la complessità sia per progetti di stablecoin, come Diem di Facebook, sia per eventuali Central Bank Crypto Currency proposte da banche centrali straniere, come il digital yuan, e darebbe all'Europa il tempo per sviluppare il Digital Euro, annunciato dalla BCE lo scorso ottobre.

Fonte: Osservatori.net Digital Innovation Politecnico di Milano

Vuoi ricevere maggiori informazioni o consigli per la tua azienda?

Scopri il servizio gratuito DigIT Expert per aziende della provincia di Genova, Milano, Monza Brianza, Lodi, Modena, Pordenone-Udine e Ravenna.

Iscriviti a DigIT expert e fissa un appuntamento gratuito per confrontarti con un nostro esperto.