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Israele: hub di innovazione tecnologia e porta verso Oriente

31 marzo 2021
di lettura

Nell'articolo è presentato un quadro dell'economia di Israele, con particolare riferimento agli scambi commerciali e alle opportunità per le imprese italiane, anche in campo tecnologico.

La centralità di Israele nel Medio Oriente

Israele è uno Stato poco più piccolo della Sicilia (appena 22 mila km2, l’Arabia Saudita ad esempio è 100 volte più grande), e ha una popolazione di oltre 9 milioni di persone, concentrate in poche aree urbane (numeri limitati, se paragonati a Egitto, Turchia e Iran). Tuttavia, con un Pil di 390 miliardi di dollari, Israele si colloca al 31° posto tra le economie più grandi al mondo. Questo ne fa una potenza economica nell’area mediorientale, dove è preceduta da Arabia Saudita, Turchia e Iran, ma si allinea agli Emirati Arabi. Inoltre, il suo prodotto pro capite di 40 mila dollari (appena inferiore a quello italiano) posiziona Israele al secondo posto tra i paesi del Medio Oriente, dopo il Qatar. Oltre all’alto livello di reddito pro capite, Israele ha una forte capacità di spesa ed è tecnologicamente all’avanguardia.

Con la scoperta dei giacimenti di gas alla largo delle sue coste in direzione di Cipro, Israele ha raggiunto anche l’indipendenza energetica e il cosiddetto Accordo di Abramo ne rafforza il ruolo in Medio Oriente, configurando il Paese come ponte verso l’Europa e porta verso Oriente e l’Oceano Indiano.

Le relazioni economiche con l’Italia

Le relazioni economiche tra Italia e Israele hanno visto negli ultimi dieci anni una progressiva e costante crescita. Oltre a un dinamico andamento degli scambi commerciali, che hanno raggiunto i 3 miliardi di dollari, è cresciuta la presenza stabile di grandi aziende italiane in Israele (Enel, STMicroelectronics, Snam, Leonardo etc.), sempre più focalizzate su attività di R&S tecnologico. Sono anche aumentate le missioni imprenditoriali mirate a conoscere il mercato e stabilire contatti con le aziende israeliane più innovative.

Un ruolo cruciale in questo processo di sviluppo delle relazioni economiche è giocato dalla continuativa e approfondita cooperazione tra le comunità accademiche e scientifiche.

I settori trainanti della cooperazione bilaterale sono numerosi, da quelli più tradizionali come chimica, macchinari, autoveicoli, infrastrutture, energia e agro-alimentare, a quelli maggiormente legati all’ICT, come biomedicina, robotica, apparecchi medicali, agroindustria, sistemi intelligenti, sicurezza cibernetica, spazio ed energie rinnovabili.

Lo sviluppo delle relazioni industriali e scientifiche nel segmento dell’alta tecnologia è promosso e sostenuto dai due Governi con una serie di programmi e iniziative specifiche, definite sulla base dell’Accordo bilaterale di Cooperazione nel campo della Ricerca e dello Sviluppo Industriale, Scientifico e Tecnologico, entrato in vigore nel 2002.

In questo quadro, l’Italia rappresenta un partner importante per le imprese israeliane, sia per la sua struttura industriale, sia come porta d’accesso al mercato europeo.

La collaborazione con l’industria italiana è sempre più ricercata dalle aziende hi-tech israeliane, interessate a sviluppare e industrializzare le proprie innovazioni o a realizzare piani industriali di crescita e internazionalizzazione.

La complementarietà tra il sistema economico israeliano, molto orientato all’innovazione, e quello italiano, caratterizzato da un’industria manifatturiera di eccellenza in moltissimi settori, offre pertanto grandi opportunità di collaborazione, soprattutto nel campo dell’alta tecnologia.

L’ Accordo di Abramo e il corridoio verso l’Oceano indiano

A settembre 2020 è stato firmato l’Accordo di Abramo, che stabilisce relazioni diplomatiche e un flusso di rapporti commerciali e di cooperazione tecnologica tra Emirati Arabi, Bahrein e Israele, a cui si sono aggiunti qualche mese dopo Sudan e Marocco. L’accordo ha l’effetto di rompere l’isolamento di Israele dal mondo arabo e creare un corridoio verso Oriente e l’Oceano Indiano che sia alternativo a quello iraniano, che si spinge fino al Libano. L’accordo ha rafforzato il ruolo di Israele come player geo-economico verso Oriente, rendendolo pertanto appetibile alle imprese italiane che intendono muoversi in una prospettiva più ampia.

Da ricordare che gli Emirati ed in particolare Dubai costituiscono una piattaforma su cui molte imprese indiane dell’high tech operano. Da qui si possono valutare opportunità verso quel mercato e quelli vicini che fanno parte dell’Indian Ocean Rim.

I giacimenti di gas e il nuovo ruolo energetico israeliano

La recente scoperta di importanti riserve di gas naturale nel Mediterraneo orientale ha inciso in modo decisivo sul peso geopolitico ed economico di Israele. Da Paese importatore, Israele si sta infatti trasformando in esportatore. Inoltre, sono stati stanziati investimenti nel campo delle infrastrutture del gas e portuali (Cina ad Aifa) che hanno dato un forte impulso ad altri settori industriali, all’innovazione tecnologica e all’economia in generale.

I giacimenti di gas naturale che Israele gestisce, localizzati ai confini con le zone economiche esclusive di Cipro ed Egitto, sono tra i più importanti in termini di risorse rispetto agli altri presenti nell’area: Tamar, operativo dal 2013, e Leviathan, in produzione dal 2019 (l’estrazione dal giacimento Karish è prevista entro la fine del 2021). L’attuale riserva offshore israeliana di gas è stimata essere di circa 900 miliardi m3 (bcm) ed è in grado di rendere il Paese autosufficiente dal punto di vista energetico per diversi decenni.

In linea con gli impegni per il raggiungimento degli obiettivi ambientali, concordati in occasione della COP21, Israele ha deciso una progressiva riduzione delle emissioni. Dal 2018 infatti il Ministero dell'Energia israeliano persegue gli “Obiettivi dell'economia energetica per l'anno 2030”, che stabiliscono l’ambizioso traguardo del 70% della necessità energetica nazionale generata dal gas naturale e il rimanente 30% ottenuta da fonti rinnovabili. Israele prevede dunque l’aumento delle infrastrutture a energia solare (fino a tre volte quelle attuali), la riduzione entro 10 anni dell'uso di combustibili fossili inquinanti attraverso la cessazione dell’impiego del carbone per produrre elettricità (fino al 2014 il carbone era la principale fonte di produzione elettrica) e il passaggio a produzione da gas naturale.

La disponibilità di gas, inoltre, è strategica e aumenta l’influenza regionale e internazionale del Paese. Nel 2020, ad esempio, Israele ha firmato un accordo di esportazione di gas naturale verso l’Egitto, segnando un cambio di rotta nei rapporti di interdipendenza nei confronti del Cairo (da cui Israele importava circa il 40% del proprio fabbisogno energetico di gas) e rafforzando le relazioni bilaterali tra i due Paesi. Un simile risultato si deve soprattutto alle crescenti difficoltà egiziane di soddisfare la domanda interna, in rapida ascesa, e alla presenza in Egitto di appositi impianti per la lavorazione del gas naturale liquefatto (GNL), nelle città costiere di Damietta e Idku.

Un accordo simile è stato firmato anche con la Giordania, priva di riserve energetiche nazionali.

In questo contesto in forte movimento, per le imprese italiane si aprono e sono già operative opportunità di collaborazione o inserimento nel mercato delle infrastrutture, ma anche delle energie rinnovabili e dell’economia circolare, come per esempio il bio-metano.

L’innovazione tecnologica e le startup

Cyber-sercurity, soluzioni per il lavoro remoto, big data, meditech sono i settori di punta del dell’high-tech israeliano. Nel 2020 le società tecnologiche hanno attirato più di 10 miliardi di dollari, con un incremento del 20% rispetto all’anno precedente. La crescita risulta ancora più evidente se paragonata a quella Usa (del 5%) ed Europa (di appena l’1%). Forti investimenti in formazione tecnologica di giovani, adulti e bambini, una profonda connessione con l’apparato militare, l’utilizzo di tecnologie dual use e un aiuto del Ministero dell’Economia attraverso l’Autorità per l’innovazione (Israele investe nella R&S il 4,5% del Pil) hanno consentito uno sviluppo rapido ed di alto livello delle startup israeliane. Molte delle startup hanno superato una capitalizzazione di un miliardo di dollari e hanno portato il Paese (chiamato anche Startup Nation o Silicon Wadi) a diventare uno dei poli mondiali della tecnologia.

Nel 2020 lo sviluppo si è concentrato nel settore bio-medicale, con aziende come:
•    Redis Lab, che mette a disposizione una piattaforma di dati in tempo reale ed è uno dei data base più veloci al mondo.
•    TytoCare, che opera nel settore della telemedicina e produce dispositivi che monitorano a distanza i parametri dei pazienti.
•    LessTests, fondata nel 2020, ha definito il metodo pooling nei tamponi Covid che consente di analizzare campioni utilizzando solo un quarto dei test.

Insomma, negli ultimi anni Israele è diventato un hot-spot per l’innovazione nel meditech, vantando circa 1500 aziende che operano nel settore della sanità e delle scienze della vita, il 70% delle quali si occupa di apparecchiature medicali e sanità digitale. (Per maggiori info)

Conclusioni

Israele, con l’Accordo di Abramo, esce dall’isolamento delle relazioni con il mondo arabo e si proietta verso gli Emirati Arabi, Paese che apre la via al bacino commerciale dell’Oceano indiano e dunque all’India. L’accordo inaugura prospettive di collaborazione di vario genere, che daranno impulso all’economia, generando opportunità non solo per le imprese locali ma anche per quelle estere, che considerano Israele un hub tecnologico con cui collaborare e fare affari. Diverse sono anche le imprese italiane che già operano nel Paese, con un interscambio in espansione per l’export italiano del Made in Italy, soprattutto in mobili, meccanica e agrifood, e ora con possibilità commerciali alternative verso Oriente.

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