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L'impatto del Covid-19 sul settore turistico mondiale

6 settembre 2021
di lettura

All’inizio del 2020, nel giro di pochi mesi il mondo si è trasformato. La diffusione globale e l'impatto del Covid-19 rappresentano un unicum rispetto a tutto ciò che la società abbia mai affrontato, con una complessa e devastante combinazione di problemi sanitari, economici e sociali.

Di questa forte battuta d’arresto mondiale ha risentito molto soprattutto il settore del Travel & Tourism, che rappresenta oltre il 10% del PIL mondiale, vede occupata 1 persona su 10 e 1 su 4 nuovi posti di lavoro creati a livello globale negli ultimi cinque anni. Le conseguenze su questo comparto sono state catastrofiche, richiedendo una cooperazione senza precedenti e diverse soluzioni per supportare i viaggi e il turismo, superare questa crisi e rafforzare la resilienza del settore per possibili altri shock futuri.

Le conseguenze della pandemia nel settore

Il lockdown e le misure attuate per rallentare la diffusione del Covid-19 hanno mandato in frantumi il settore dei viaggi e del turismo. Ad aprile 2020, a livello globale, oltre nove persone su dieci, pari a 7,1miliardi di persone, vivevano in Paesi con restrizioni di viaggio. Il 39% della popolazione mondiale ha vissuto in Paesi, quali Cina e India, che hanno completamente chiuso le frontiere ai non cittadini e ai non residenti.  A partire da maggio 2020, tre nazioni su quattro hanno sospeso i viaggi in ingresso di persone provenienti da almeno un'altra destinazione. 

Di fronte a significative riduzioni dei ricavi e a costi continui, molti piccoli e grandi attori del settore viaggi e turismo sono stati costretti a sospendere o licenziare una parte significativa della loro forza lavoro. Il World Travel and Tourism Council (WTTC), l’Organismo internazionale che pubblica statistiche riguardanti il turismo, ha stimato che durante il picco della crisi, ogni giorno si è perso un milione di posti di lavoro nel settore. Nel caso di numerose PMI, che rappresentano l'80% della filiera, le attività hanno dovuto essere congelate o cessate del tutto. Negli Stati Uniti, ad esempio, si stima che il 75% dei ristoranti indipendenti che hanno chiuso temporaneamente durante la crisi non sopravviverà alla stessa. Allo stesso modo, in Cina il 20% delle PMI ha dichiarato che il proprio flusso di cassa non avrebbe consentito loro di sopravvivere più di un mese, mentre il 64% ha affermato di non poter sopravvivere per più di tre mesi. Le grandi aziende hanno egualmente sofferto in questo periodo, con organizzazioni tra cui le compagnie aeree Flybe, Virgin Australia, Avianca, Aeromexico e l’azienda di autonoleggio Hertz che hanno dichiarato bancarotta. In totale, ad aver dichiarato fallimento sono state 513 aziende del settore della ristorazione, 297 aziende dei trasporti e 117 aziende dell'aviazione.

L’importanza del settore Travel & Tourism 

Essendo stato uno dei settori in più rapida crescita, il rallentamento del comparto turistico ha avuto effetti a catena devastanti al di là della filiera stessa. Secondo i dati del WTTC, nell’anno precedente la pandemia il settore ha rappresentato la fonte di sostentamento per 330 milioni di persone, superando la crescita dell'economia mondiale per il nono anno consecutivo. Per i Paesi che dipendono fortemente dai viaggi e dal turismo, l’effetto del Covid-19 si è ulteriormente aggravato. Ad esempio, il contributo totale del distretto Travel & Tourism al PIL era del 91,3% per Macao, 73,6% per Aruba, 56,6% per le Maldive, 43,3% per le Bahamas e 40,5% per le Seychelles. Allo stesso modo, l'impatto è stato rilevante anche per i Paesi con i maggiori contributi al PIL per viaggi e turismo in termini assoluti, in particolare Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania, Italia, Regno Unito, Francia, Spagna, Messico e India.

Il settore Travel & Tourism non solo contribuisce in modo importante all'imprenditorialità, ma continua a creare opportunità per le donne, giovani e minoranze, indipendentemente dal genere, dal livello di istruzione, dal background o dalla religione, creando un significativo impatto sociale in particolare nei Paesi in via di sviluppo. Le donne rappresentano il 54% delle persone occupate nel turismo, rispetto al 39% nel settore legato all'economia globale in generale. Inoltre, questa filiera impiega quasi il doppio di giovani rispetto ad altri settori. Il contributo di questo settore inclusivo alle comunità locali è significativo in quanto incoraggia l'occupazione e la generazione di reddito, ma sostiene anche la conservazione dei beni culturali e naturali a livello locale e l’accesso a infrastrutture di qualità.

Le basi per la ripresa

Nell'attuale contesto socio-economico e nel panorama della domanda in continua evoluzione, le imprese e le destinazioni richiedono un sostegno significativo da parte dei governi, che hanno già attuato alcune azioni per mitigare l'impatto del Covid-19 sul settore dei viaggi e del turismo, tra cui l'allentamento delle restrizioni di viaggio, il supporto con misure di liquidità e incentivi fiscali, la tutela dei lavoratori, i protocolli sanitari nel settore privato, la promozione turistica, oltre a investimenti in ottica di innovazione. 

Il Giappone spenderà 3,6 miliardi di Yen per fornire informazioni ai viaggiatori e promuovere le destinazioni turistiche, mentre la Norvegia ha ridotto l'aliquota IVA per i viaggiatori dal 12% all'8%. La Francia, invece, ha implementato uno dei più generosi piani di congedo pari a 26 miliardi di euro e il pagamento del 70% degli stipendi dei dipendenti fino a 6.927 euro lordi al mese. La Malesia ha posticipato le tasse di sei mesi per il settore turismo, contro i tre mesi per il resto dei settori economici. La Corea del Sud ha semplificato il proprio sistema di classificazione alberghiera, legittimando piattaforme di accoglienza in sharing economy e allentando le normative per l'industria del campeggio. 

Dal punto di vista della liquidità, la Germania ha offerto prestiti illimitati senza interessi alle imprese, mentre Hong Kong ha rafforzato la sua capacità di promozione, stanziando altri 90,2 milioni di dollari al suo ente turistico. Un altro esempio è il Regno Unito, che ha ridotto l’IVA dal 20% al 5% nel settore dell'ospitalità e ha creato uno schema di sovvenzioni di 25 mila sterile per le imprese del commercio al dettaglio, dell'ospitalità, del turismo e del tempo libero che occupano immobili in affitto come locatari unici. Allo scopo di stimolare la domanda domestica, l'Islanda ha iniziato a offrire buoni viaggio e ha creato una campagna promozionale nazionale che probabilmente verrà intensificata a livello internazionale. Anche Italia, Egitto, Regno dell'Arabia Saudita e Dubai hanno lanciato nuove campagne per promuovere il turismo. Infine, molti Paesi stanno pianificando la ripresa, con la Nuova Zelanda, ad esempio, che conduce uno studio per "re-immaginare" il turismo post Covid-19.

Fonte: The future of travel & tourism in the wake of Covid-19, World Travel & Tourism Council. 

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