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Ambito: E-commerce

Cross-border e-commerce in Cina: opportunità per l’export italiano

21 gennaio 2019
di lettura

La Cina è il mercato e-commerce più grande al mondo. Circa 600 milioni di cinesi comprano online e acquistano con particolare interesse i prodotti made in Italy, anche perché il governo cinese favorisce il cross border con una politica fiscale agevolata per l’e-commerce.

La tendenza alla crescita delle vendite online mondiali è confermata anche per i prossimi anni, con una crescita media annua che si aggira intorno al 15%. Dei circa 1,5 miliardi di compratori online nel mondo, 600 milioni sono cinesi. Si tratta di compratori attenti, interessati all’acquisto di prodotti originali di marca e attratti dai brand made in Italy. Acquistano abitualmente online anche prodotti di fascia alta (i prodotti del lusso hanno uno scontrino medio sul web di circa 400 Euro).

La Cina risulta quindi l’area geografica con le maggiori prospettive di crescita percentuale per l’export italiano, seguita da USA e poi da EU.

Nel 2017 circa 600 milioni di cinesi hanno fatto almeno un acquisto online, per un totale di circa 630 miliardi di euro. Il 45% della popolazione cinese totale compra online, con una quota da mobile che corrisponde a oltre l’80% delle transazioni. Le categorie più comprate online sono:

  • la moda (+26%)
  • l’elettronica di consumo (+19%)
  • i prodotti alimentari (+34%).

A fine 2017 le vendite online erano circa il 20% del totale retail. Le previsioni al 2020 ipotizzano che la quota salirà al 25%, con punte come il 55% nell’elettronica, il 50% nella cosmetica e il 35% nell’abbigliamento, sempre come quota del venduto via internet sul totale. Recenti analisi hanno previsto per l’export italiano in Cina una crescita tra il 2015 e il 2021 di 9,9 miliardi di euro, pari a oltre il 50% in un periodo di sette anni.

Leader del mercato e-commerce BtoC in Cina è Tmall, il marketplace del gruppo Alibaba, che a dicembre 2017 contava circa 300 milioni di visitatori unici al mese, seguito da JD.com con circa 185 Milioni. Insieme i due operatori coprono circa l’80% di tutte le vendite BtoC in Cina.

Cross-border e-commerce in Cina

Nel 2012 vede la nascita un modello e-commerce transfrontaliero con un progetto pilota in 7 città cinesi, tra cui Shanghai e Hangzhou. Fortemente incoraggiato e sostenuto dal governo cinese, all’inizio del 2016, il progetto viene lanciato in altre tre città. Il 17 marzo 2017, il Ministero del Commercio della Repubblica Popolare Cinese, con una Circolare estende il progetto iniziale a 15 città: Hangzhou, Tianjin, Shanghai, Chongqing, Hefei, Zhengzhou, Guangzhou, Chengdu, Dalian, Ningbo, Qingdao, Shenzhen, Suzhou, Fuzhou e Pingtan.

Attraverso il cross-border e-commerce, si possono vendere in Cina prodotti stranieri senza dover affrontare la lunga e complessa procedura di autorizzazione presso le competenti autorità locali, obbligatoria invece per l’esportazione e la vendita attraverso i canali tradizionali. Con il cross-border e-commerce il modello operativo si semplifica e per l’impresa italiana non è più necessario avere un importatore/distributore cinese, per vendere ai consumatori di quel Paese, anche se rimane comunque fondamentale avere un partner operativo in loco.

La politica fiscale/doganale per l’e-commerce B2C transfrontaliero in vigore dall’8 aprile 2016 e aggiornata a fine 2018, consente di applicare un’aliquota di dazio nulle se il valore dei beni acquistati è inferiore a 5.000 yuan (circa 650 euro) per singolo ordine, e se il totale degli ordini effettuati da un singolo utente in un anno è inferiore a 26.000 yuan (circa 3.300 euro). Saranno invece dovute l’IVA sulle importazioni e le accise, denominate in Cina “imposta di consumo”, per un valore pari al 70% delle aliquote ordinarie. Anche la franchigia doganale è stata abolita.

Il cross-border e-commerce nel 2017 ha visto un cinese su cinque comprare online dall’estero, ed è un mercato che continua a crescere. Le due principali piattaforme online autorizzate su cui i cinesi acquistano prodotti stranieri, sono Tmall Global JD Worldwide, ma esistono decine e decine di marketplace minori che propongono prodotti di importazione, per cercare di soddisfare una domanda in continua crescita.

Nel caso di utilizzo di un marketplace cinese, con vendite in modalità cross-border, saranno necessari però almeno due-tre mesi di tempo per avviare una collaborazione con un partner che si occupi delle attività di marketing e dei contenuti in lingua.

Come funziona?

l consumatore cinese fa un ordine su una piattaforma e-commerce autorizzata, ad esempio i già citati Tmall Global o JD Worldwide che vendono ai consumatori cinesi prodotti esteri non sono fisicamente presenti in Cina.

La piattaforma riceve l’ordine e lo trasmette al venditore all’estero che, a quel punto, spedisce il prodotto comprato. Il prodotto può essere stoccato in un magazzino in Italia o in Europa, quindi fuori dalla Cina, oppure può trovarsi in una free trade zone cinese, quindi fisicamente in Cina ma fiscalmente fuori dalla Cina, in una zona franco dogana, oppure ancora ad Hong Kong, che essendo zona economica speciale, viene considerata non in Cina dal punto di vista fiscale.

Il prodotto acquistato parte dal magazzino e, tramite un operatore locale cinese, che non è un importatore distributore, ma solo un corriere che segue l’evasione dell’ordine, passa la dogana con una procedura speciale per il cross border, e arriva al consumatore finale.

I prodotti che si vendono in questo modo possono non essere registrati in Cina, e quindi il cross border diventa una sorta di test di mercato per capire quali sono i prodotti che possono incontrare il gusto dei consumatori cinesi e su quelli concentrare i propri investimenti in vista di una registrazione per venderli successivamente anche attraverso i canali tradizionali.