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Decathlon diventa il marketplace per l’export di articoli sportivi

13 gennaio 2022
di lettura

Decathlon, società francese leader in Europa nella vendita di articoli sportivi, ha avviato da circa un anno il programma Decathlon Partner che offre ai rivenditori un accesso diretto a 13 milioni di clienti attivi online e in store di molti paesi europei. I canali e-commerce di Decathlon hanno 800 milioni di visite uniche all’anno e quindi rappresentano una vetrina di visibilità e vendita con pochi pari al confronto, con un grande potenziale in chiave export.

Il progetto è partito come pilota in Belgio alla fine del 2020 e successivamente seguito dal Regno Unito e dall’Italia. I mercati dove il retailer è più forte sono la Francia, Regno Unito, Spagna, Italia, Germania, Paesi Bassi e Polonia.

È quindi verso queste nazioni che può concentrarsi l’interesse delle aziende italiane del settore, cioè del mondo sportivo, del fitness, della mobilità sostenibile, dell’alimentazione mirata a chi fa sport e altre categorie affini, che possono caricare i prodotti su Decathlon in modalità marketplace, cioè in maniera non molto diversa da quello che si può fare su Amazon.

Come funziona?

Come primo passo bisogna inviare la richiesta come impresa tramite il sito. In caso di accettazione della candidatura parte il processo di onboarding, che per prima cosa vede la creazione delle schede prodotto, secondo le linee guida di Decathlon. Non ci sono limiti nel numero di prodotti pubblicabili e il prezzo di vendita al pubblico lo decide il brand in autonomia, sapendo che dovrà riconoscere una percentuale alla piattaforma, in caso di vendita. Decathlon gestisce il pagamento da parte del consumatore finale e poi retrocede al venditore l’importo, al netto della sua commissione, che si aggira intorno al 15%.

Il produttore che carica il suo catalogo sul marketplace deve gestire tutta la parte di evasione dell’ordine, usando quindi le proprie strutture logistiche e di spedizione. Decathlon offre invece il proprio servizio di customer care, per assistere i consumatori finali anche quando questi non comprano gli articoli del listino ufficiale dell’azienda francese. Il venditore deve naturalmente anche farsi carico della gestione degli eventuali resi.

Come su altri marketplace ci sono a disposizione una serie di strumenti di reporting sulle vendite, con confronto e discussione con il team Decathlon relativamente alle promozioni e le attività di marketing. Ovviamente l’obiettivo finale di tutti è vendere il più possibile.

Il progetto marketplace del retailer francese non è un’iniziativa isolata, ma rientra in una tendenza sempre più consolidata, che vede molto realtà del commercio omnicanale aprire i propri cataloghi a venditori terzi, con l’intento di allargare l’offerta senza investimenti in scorte e senza rischi di invenduto. Tra gli altri possiamo ricordare Carrefour Francia, che già a fine 2020 contava 100 marchi ospiti in modalità marketplace, con oltre 100.000 referenze.

L'andamento dei marketplace in Italia

L’avvento dei marketplace e dei modelli a piattaforma si sta rafforzando sempre più anche in Italia. Secondo uno studio di Netcomm, condotto da The European House Ambrosetti, già nel 2019 i marketplace generavano oltre 8 miliardi di euro di fatturato e occupavano più di 16mila persone in Italia, registrando un trend di forte crescita che ha visto aumentare il loro fatturato dal 2015 al 2019 del+26% medio e registrando un ulteriore +81% nel 2020. Considerando i sottosettori che compongono il macro-aggregato delle vendite online, nel 2019 i marketplace hanno rappresentato il comparto a crescita maggiore, sia per fatturato (+26% medio annuo) che per occupazione (+21% medio annuo).

Gli operatori dell’e-commerce e del commercio fisico che stanno evolvendo verso il modello a piattaforma sono sempre più numerosi. Nei marketplace, i retailer vedono la possibilità di accedere a una pluralità di benefici e servizi, che vedono al primo posto l'accelerazione delle vendite (87%), il digital marketing (48%), l’invoicing (47%), il return management (39%), lo storage (36%), il customer service (34%), il purchase order management (28%), il receivable management (18%), l’insurance (18%), l’inventory management (18%), il payable management (8%), l’inventory financing (6%) e il trade financing (5%). Tutti questi fattori sono cruciali per mettere in relazione la domanda e le vendite.

La platform economy ha ormai iniziato a radicarsi in tutti i settori: dal BTC al BTB e dai prodotti ai servizi, quali il contesto dei pagamenti, dell’informazione e della salute. Oggi in Italia, circa 100 imprese hanno aderito al modello a marketplace.

A livello mondiale invece, i primi 200 marketplace generano più di un milione di visite al mese e hanno visto un aumento delle vendite del’81% nel Q4 2020 rispetto allo stesso periodo nel 2019. Questa percentuale è il risultato, da un lato, di un aumento dei seller sulle piattaforme del 46% e dall’altro dell’incremento delle vendite medie di questi venditori del 24%. Da una recente ricerca poi, è emerso come i player chi abbiano sviluppato il modello a piattaforma abbiano registrato un aumento del 10% dei loro utili.

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