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Gran Bretagna: il mercato online e le opportunità per il digital export post Brexit

25 novembre 2021
di lettura

La Gran Bretagna è il terzo mercato e-commerce del mondo e il primo in Europa, seguito da Germania e Francia. Malgrado le maggiori difficoltà nate dopo la Brexit, il Regno Unito rimane una nazione di grande interesse per le esportazioni italiane.

Il Regno Unito è uno dei principali paesi partner per le esportazioni italiane; tuttavia, le lunghe e travagliate vicende legate all’uscita dall’Unione Europea hanno avuto conseguenze pesanti.

L'alimentare è storicamente il primo settore di export del Made in Italy in Regno Unito, in termini di volume, anche se come controvalore è prima la meccanica e l'industria. Ma proprio perché è la categoria più numerosa, è anche quella che ha pagato inizialmente il conto più salato alla Brexit, con calo del 37% a inizio 2021, fortunatamente poi recuperato nel corso dell’anno. Il Regno Unito è uno dei principali compratori di cibo italiano: è il quarto partner commerciale dell’Italia dopo Germania, Francia e Stati Uniti..

Secondo il Rapporto 2021 di SACE, in generale le esportazioni italiane non riusciranno a recuperare i livelli pre-crisi prima del 2023. I settore più colpiti risultano la meccanica strumentale, che ha registrato una flessione attorno al 15% e che nel corso del 2021 non riuscirà a completare il recupero, così come i mezzi di trasporto (-21,6% nel 2020 e +10,6% nel 2021); unico settore a non risentire di queste difficoltà sarà  il food&wine, che si prevede in crescita del +2,2% nel 2021 e del +3,1% nel 2022 .

Nei rapporti commerciali tra Italia e Regno Unito, il commercio elettronico, pur non essendo  la soluzione a tutti i problemi, è una grande opportunità per le aziende italiane, che in maggioranza però non l’ha ancora fatto proprio, perdendo spesso occasioni di sviluppo.

Il Regno Unito è il mercato e-commerce più avanzato in Europa. Nel 2020 i consumatori inglesi hanno speso 141,33 miliardi di sterline (180,39 miliardi di dollari) in questo mercato con un aumento del 34,7% rispetto al 2019. La significativa crescita vedrà l'e-commerce rappresentare oltre il 37% delle vendite totali al dettaglio nel 2021, mentre nel 2019 tale quota si era attestata al 21,8% e al 32,5% nel 2020.

La moda è il settore che registra più vendite on-line (25,2 miliardi di dollari), seguito dai giochi, hobby e fai da te (16,3 miliardi di dollari), dall’elettronica (15,9 miliardi di dollari), dal cibo e cura per la persona (14,8 miliardi di dollari) e da arredamento e accessori (12,4 miliardi di dollari). Secondo una ricerca condotta dall'Office for National Statistics nel 2020, il 32% degli e-shopper ha acquistato consegne da ristoranti, catene di fast food o servizi di catering.

La maggior parte degli acquisti (73%) viene effettuata su siti inglesi, mentre il 16% proviene dal mercato UE e l'11% dai paesi extra-UE. Un’indagine condotta nel 2020 stima una quota del 25% di adulti britannici che acquistano online da venditori in altri paesi dell'UE.

Nel 2020, il primo sito per vendite online BtoC nel Regno Unito è stato Amazon con 446,5 milioni di visite mensili, seguito da eBay con 355,5 milioni di visite, e ASOS, negozio online specializzato in moda e cosmetici per uomo e donna, con 54,3 milioni di visite mese. Meno conosciuti in Italia, seguono Argos (con 51,2 milioni di visite), specializzato in elettronica, prodotti per casa e giardino, abbigliamento, giocattoli e attrezzature sportive; Asda (con 25,6 milioni di visite al mese), di proprietà del colosso americano Walmart, e Tesco (con 25,5 milioni di visite al mese), una delle più grandi aziende del Regno Unito, entrambe vendono generi alimentari, beni di consumo, abbigliamento e prodotti per la casa, oltre a offrire servizi finanziari e di telefonia mobile.

Dal 1° gennaio 2021 è in vigore una nuova normativa europea conseguente all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Le nuove regole doganali richiedono per l’interscambio con il Regno Unito il numero EORI (Economic Operator Registration and Identification Number), un codice obbligatorio per l'importazione e l'esportazione al di fuori dell'Unione Europea, che può essere richiesto all'Agenzia delle Dogane. Vediamo le norme relative alle vendite via e-commerce BtoC verso il Regno Unito.

Quale sono le dichiarazioni da preparare?

Vendite su sito con spedizioni transfrontaliere UE verso UK di valore non eccedente £135

Per spedizione di prodotti dall’UE con valore complessivo non eccedente 135 sterline a destinatari situati in Regno Unito non si applicherà alcun dazio doganale e l’IVA sarà dichiarata e versata trimestralmente dal venditore europeo. Quest'ultimo deve registrarsi online presso l'Agenzia delle entrate fiscali e doganali britannica, il HMRC (Her Majesty's Revenue and Customs),  richiedere un numero di partita IVA britannico.

Poiché non ci sono soglie minime di volume d’affari annuo per l’applicazione delle nuove regole distance selling UK, anche il venditore europeo che ponga in essere un limitato numero di vendite sotto il valore di £135 dovrà munirsi di partita IVA britannica.

Per calcolare la soglia di £135, si deve considerare solo il valore dei prodotti senza eventuali altri oneri come le spese di spedizione. Una volta accertato che il valore della spedizione non ecceda 135 sterline, si deve però applicare l’IVA britannica sul valore della spedizione a cui vanno aggiunte, in questa fase, le spese di spedizione. Quindi, una spedizione del valore di 100 sterline a cui si sommando  10sterline delle  spese di spedizione sará soggetta a 20% IVA, quindi con un  debito IVA di 22 sterline.

Si segnala che per le spedizioni di valore non eccedente £135, non sarà possibile per il merchant applicare una soluzione DDP (duty delivery paid) tramite corriere: questo significa che ove il merchant violi la nuova normativa sul distance selling UK, omettendo di dotarsi di partita IVA inglese, l’IVA sulla spedizione non eccedente £135 dovrà essere versata dal consumatore britannico al postino/corriere.

Vendite su sito con spedizioni transfrontaliere UE verso UK di valore eccedente £135

Le spedizioni di prodotti italiani verso il mercato inglese che abbiano un valore eccedente le 135 sterline possono essere soggette a dazi e all’IVA. Ne consegue che il merchant dovrà decidere se inglobare dazi doganali e IVA nel prezzo di vendita e incaricare il corriere di versare gli oneri d’importazione (duty delivery paid), oppure di non inglobare i dazi doganali e l’IVA nel prezzo di vendita. Nel secondo caso, sarà il destinatario britannico a dover assolvere  le spese dei dazi e dell’IVA, pagandoli al corriere/poste (delivered at place/delivery duty unpaid).

I dazi doganali possono essere calcolati avvalendosi del presente link: https://www.trade-tariff.service.gov.uk/sections

Vendite tramite marketplace con spedizioni transfrontaliere UE verso UK per valore non eccedente £135

Per spedizione di prodotti con valore complessivo non eccedente £135 inviati dall’UE a destinatari situati Regno Unito a seguito di vendita su marketplace non si applicherà alcun dazio doganale in dogana. L’IVA sarà dichiarata e versata trimestralmente dal marketplace. Pertanto, per chi pone in essere vendite UE verso UK solo tramite marketplace, la partita iva UK non è obbligatoria.

Vendite tramite marketplace e spedizioni transfrontaliere UE verso UK per valore eccedente £135

Si applica lo stesso regime citato precedentemente, cioè tali vendite saranno soggette a potenziali dazi e all’IVA. Ne consegue che il merchant dovrà decidere se inglobare dazi doganali e IVA nel prezzo di vendita e incaricare il corriere di versare gli oneri d’importazione (duty delivery paid) oppure di non inglobare dazi doganali e IVA nel prezzo di vendita. In tal caso, sarà il destinatario britannico a dover assolvere i dazi e l’IVA pagandoli al corriere/poste (delivered at place/delivery duty unpaid).

Vendite su sito con spedizione da Regno Unito a Regno Unito

Se la merce è in Regno Unito al momento della vendita, perché ad esempio si ha uno stock di prodotti in loco oppure per triangolazione con fornitore locale, è necessario possedere la partita IVA britannica.

Tuttavia, la nuova normativa non prevede alcuna novitá rispetto alla disciplina in essere prima della Brexit. In particolare, per la vendita via markeplace si prevede che, a prescindere dal valore della spedizione, il seller dichiari e versi al markeplace stesso l’IVA sulle vendite interne a consumatori locali.

In conclusione, è opportuno ricordare che la partita IVA inglese servirà comunque ai merchant che:

  • hanno stock nel territorio del Regno Unito  per ottenere rimborso dell’IVA applicata all’importazione dei prodotti verso magazzino Amazon;
  • vendono nel Regno Unito dal Regno Unito a consumatori tramite Amazon, che devono  trimestralmente le vendite seppur a zero, in quanto Amazon sarà responsabile per il versamento dell’IVA
  •  vendono dal Regno Unito verso il Regno Unito a imprese locali, in questo caso l’IVA dovrá essere dichiarata e versata dal merchant, anche nei casi di vendite tramite marketplace, esattamente come accade ora.

L’effetto della Brexit sulle relazioni commerciali tra il Regno Unito e il resto dell’Europa si potrà misurare solo nel medio-lungo periodo, con nell’immediato una situazione in evoluzione per quanto riguarda regole, disposizioni e procedure.

Le imprese italiane però non possono rinunciare a uno dei mercati più importanti per l’export nostrano, mercato che come abbiamo visto registra un altissimo utilizzo del commercio elettronico. Pertanto, l’esportazione di prodotti con vendita online dall’Italia al Regno Unito è un’opportunità strategica per il Made in Italy, sia con attività commerciale dal proprio e-shop, sia tramite marketplace.

Il consumatore britannico è un consumatore avanzato, abituato a comprare via web da molti anni e quindi molto esigente in termini di presentazione dei prodotti, completezza delle informazioni, qualità del servizio clienti e puntualità nelle consegne. Di conseguenza per avere successo in questo mercato l’azienda italiana deve progettare, impostare e gestire tutte le attività con la massima attenzione, per cogliere un risultato commerciale che come numeri online potenziali non ha paragoni in Europa.

Per rimanere aggiornati sull’evoluzioni delle normative si consiglia di consultare il sito ufficiale della Commissione Europea

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