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Il mercato e-commerce transfrontaliero - Seconda parte

18 novembre 2021
di lettura

Il commercio online transfrontaliero si è ormai affermato ed è destinato a svilupparsi ulteriormente anche nei mercati in cui gli acquirenti sono soliti rivolgersi ai rivenditori nazionali. 

Lo scorso anno, il Regno Unito è risultato il paese con la più grande quota mercato e-commerce B2C crossborder con ricavi pari a 33 miliardi di euro, seguito dalla Germania con 27 miliardi di euro e dalla Francia con un fatturato di 20 miliardi di euro. 

Un sondaggio globale risalente a ottobre 2018 ha rivelato che il 23% degli acquirenti in 40 paesi ha effettuato acquisti transfrontalieri dal gigante dell'e-commerce Amazon. Aliexpress si è classificato secondo con il 16% ed eBay terzo con il 14%.

Il settore è in continua evoluzione con l'emergere delle sfide poste dalla Brexit e dalle guerre tariffarie globali. Nuovi scenari sono poi aperti da strumenti quali la piattaforma online di risoluzione delle controversie europee, dai regolamenti quali il Geoblocking e dalle riforme UE come quella in materia di IVA relativa alla vendita a distanza di beni di consumo all'interno dell'Unione.

Fig.1 Nel 2018 Amazon è stata la principale piattaforma per gli acquisti online transfrontalieri. Fonte: Dossier Cross-border e-commerce – Statista. 


Le attuali sfide del commercio online transfrontaliero

L'e-commerce transfrontaliero è fortemente influenzato dalle correnti della politica e del commercio globale. Le guerre commerciali statunitensi sono una delle ultime sfide della vendita online transfrontaliera. L'imposizione di tariffe per rendere le merci americane più competitive spinge gli altri paesi a rivalersi applicando tariffe sulle esportazioni USA con un conseguente aumento del prezzo finale a carico dei consumatori in tutto il mondo. Anche l’aumento del costo delle materie prime ha come effetto principale una maggiorazione del prezzo dei prodotti finiti, soprattutto in settori di produzione legati all’uso di alluminio o acciaio. Ad esempio, i rivenditori online di elettrodomestici sono costretti ad aumentare i prezzi o ad accettare utili ridotti nel caso vogliano mantenerli invariati. 

La Brexit pone, inoltre, tutta una serie di interrogativi legati all’impatto sull'e-commerce transfrontaliero. I consumatori britannici preferiranno acquistare dai venditori nazionali per effetto delle tasse e dei dazi doganali che saranno applicati sui prodotti provenienti da altri paesi dell’Unione Europea? Quali saranno gli effetti della Brexit sulle scorte dei venditori online locali? Quale effetto avrà sulle vendite internazionali e quali saranno le nuove norme che i venditori dovranno seguire?

Fig. 2 Stima delle perdite del PIL entro il 2030 in uno scenario post Brexit senza accordi commerciali. Fonte: Dossier cross-border e-commerce.


Attualmente non sono applicate tariffe sui beni importati dal Regno Unito provenienti dai paesi dell'Unione Europea.  Il Regno Unito fa parte del Sistema di Preferenze Generalizzate (SPG) dell'UE, che consente agli importatori di merci provenienti dai paesi in via di sviluppo di pagare diritti di accisa ridotti al momento dell'importazione nell'UE. Infine, è soggetto a una serie di altri accordi bilaterali negoziati dall'UE, che stabiliscono tariffe per il commercio con alcuni paesi. È facile immaginare l’impatto che le tariffe applicate sui beni in ingresso nel Regno Unito avranno sull’e-commerce transfrontaliero e in generale sulla spesa dei consumatori. 

I regolamenti UE a favore dell’e-commerce transfrontaliero

La Commissione europea ha attuato diverse misure con l’obiettivo di facilitare il commercio elettronico transfrontaliero.  Nel 2015 è nata l’idea del Digital Single Market (DSM) ovvero il Mercato Unico Digitale, un approccio unificato a livello europeo per favorire attività commerciali online in condizioni di concorrenza leale. A dicembre dello stesso anno risale la proposta di modernizzazione delle regole dei contratti digitali. 

Un altro importante passo legato al Mercato Unico Digitale è avvenuto nel 2018 con l’adozione del Regolamento sul geoblocking, che ha vietato i blocchi geografici che impedivano ai clienti online di accedere e acquistare prodotti o servizi da un sito web basato in un altro Stato membro. Il regolamento garantisce, quindi, che i consumatori non siano discriminati in base alla loro posizione geografica o nazionalità, consentendo loro di fare acquisti alle stesse condizioni degli acquirenti locali. 

L’impegno dell’UE è rivolto anche al miglioramento della cooperazione tra gli Stati membri in materia di protezione dei consumatori. In questo ambito rientrano la Direttiva sui diritti dei consumatori e la piattaforma ODR per la risoluzione delle controversie online messa a disposizione dalla Commissione europea per rendere gli acquisti online più sicuri e più equi. 

Fonte: Dossier Cross-border e-commerce - Statista

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