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Il nuovo scenario dell’e-commerce food&grocery

9 dicembre 2020
di lettura

L’emergenza sanitaria sta modificando in maniera permanente i consumi primari. I dati italiani sono una chiara indicazione di quello che sta avvenendo nella maggior parte del mondo.

Il lockdown, dovuto alla pandemia globale da Covid-19, ha favorito una forte crescita dell’e-commerce in Italia in termini di utenti (+2,6 mio e-shopper), valore del transato (+8% die-commerce) e frequenza di acquisto. Ma soprattutto ha favorito l’acquisto online di prodotti di nuove categorie (35% degli e-shopper). Questi fenomeni si mantengono in buona parte anche nel post lockdown (estate 2020) ed è probabile che il trend di crescita continuerà anche durante e dopo il secondo lockdown.

Nel mondo food & grocery, l’e-commerce sfiorerà il 2% di penetrazione nel 2020. Secondo una ricerca dell’Università Cattolica, tra aprile e luglio 2020 si è verificato un fortissimo aumento della penetrazione di acquisti alimentari online. Durante la cosiddetta Fase 1 del lockdown, il 17% degli italiani aveva acquistato almeno 1 volta prodotti alimentari via Internet, mentre durante la Fase 2, la penetrazione ha raggiunto il 36% e ora i consumatori continuano a fare la spesa online con regolarità da siti web specializzati o dalla GDO, con una customer satisfaction media pari a 7,5/10% rispetto al 6,3% della Fase 1, per tempi e modaltà di consegna.

L’e-grocery è cresciuto del 150% durante il lockdown (23 feb - 28 giu 20) rispetto all’anno precedente, e mantiene un 96,4% nel post lockdown (29 giu - 30 ago 20). Durante il periodo Covid si sono raggiunti picchi settimanali del +29% nei negozi fisici e del +288% nell’e-commerce. Le vendite LCC (Largo Consumo Confezionato) nell’e-commerce, dall’inizio dell’epidemia, non sono mai scese sotto il +50% di crescita settimanale.

Secondo uno studio di IRI Liquid Data, nell’e-commerce cresce la componente di alimentari a discapito della cura della persona, che aumenta invece soprattutto nei canali fisici. Nel paniere dell’e-commerce entrano nuove categorie, come “cura della casa” che nel periodo del primo lockdown sono aumentate del 319,3% e nel post lockdown si sono assestate sul 333,2%, e gli Ingredienti base (351,4% del primo lockdown e 160,3% del post lockdown). Il latte e la panna fresca sono comparsi nel post lockdown attestandosi su una crescita del 159%. Ma in generale tutte le categorie alimentari sono cresciute in percentuali astronomiche.     

I clienti scoprono nuove esperienze e gli stili di consumo alimentari diventano personalizzati. Parlando di vegano, ad esempio, in UK gli utenti vegani sono aumentati di 3,5 milioni rispetto al 2006, il 29% dei pasti sono privi di carne e pesce, il 42% della popolazione sta riducendo il suo consumo di carne e si è verificato il 21% di aumento delle conversioni dalla ricerca per la parola chiave "Vegano" al carrello dell’ordine.

Nel grocery esplode inoltre il «Click & Collect» (+15,3%) e si mantiene alto anche nel post lockdown (+12,9), a differenza di tutti gli altri settori dove cresce la componente home delivery. 

Inoltre, i consumatori mostrano una sempre maggiore attenzione alla convenienza dei prezzi, in particolare nella fase di post lockdown. Il 39,5% dei consumatori  si è resa conto durante il lockdown che acquistare su Internet conviene, e il 58,1% ha continuato a farlo nella fase post lockdown. I prezzi dell’e-commerce infatti diminuiscono e il canale online di fatto è in deflazione.

La maggiore diffusione e crescita degli acquisti online, dovuta anche alla formula Click&Collect, abbattono il prezzo medio del carrello dei prodotti a lunga conservazione, mentre il prezzo degli acquisti presso supermercati e negozi fisici cresciuto durante il lockdown (+1,7%) si è assestato  al +0,6% nel  periodo post lockdown.

Durante il lockdown l’80% dei consumi si è spostato da fuori casa a dentro casa. I bar e i ristoranti hanno visto diminuire le loro vendite dell’80% mentre nella Fase 2 solo il 33,1% ha ricominciato a frequentarli, mentre il 47,3% degli utenti non ha più ripreso a mangiare fuori casa. Il motivo principale è che i consumatori si sono riabituati a cucinare e preferiscono cenare in famiglia. Anche lo smart working (24,1%) ha inciso parecchio su questo trend, così come la paura del contagio, il bisogno di risparmiare e il fatto che molti locali hanno aumentato i prezzi in modo eccessivo per recuperare le perdite.

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