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L’e-commerce circolare: l’esplosione della “second hand economy” passa per il digitale

30 agosto 2021
di lettura

La sostenibilità è un fattore sempre più centrale nella vendita al dettaglio, soprattutto dopo un 2020, anno nel quale lo sviluppo dell'e-commerce dovuto alle restrizioni sociali imposte dal Covid-19, il conseguente eccesso di imballaggi da smaltire e l'impatto ambientale delle consegne a domicilio hanno indotto nel consumatore una più attenta considerazione degli sprechi e una tendenza a sostenere i rivenditori locali.

Anche per questi motivi il mercato dell’usato sta via via acquistando rilevanza, attirando fasce di clienti sempre più ampie, la qual cosa suggerisce che i rivenditori tradizionalmente non vocati alla commercializzazione di prodotti di seconda mano potrebbero considerare questa opzione al fine di allargare il proprio bacino di clientela.

Economia circolare e “second hand economy”

Rimettere in commercio prodotti di seconda mano, ossia favorirne il riuso, è uno dei tre principali aspetti della cosiddetta economia circolare, assieme a ridurre il consumo e riciclare le materie. In questo ambito l’Europa si è dimostrata molto attenta. Già nel 2015, infatti, la Commissione Europea ha stilato un pacchetto di linee guida per l’economia circolare con obiettivi da centrare nel 2030, e nel 2020 è stato redatto il nuovo Circular Economy Action Plan.

Detto in parole semplici, l’economia circolare prevede l’implementazione di un approccio dinamico al mercato con lo scopo di eliminare il punto di fine vita del prodotto o dei materiali con cui è fatto.
Nello specifico, le operazioni circolari applicate alle logiche del mercato di seconda mano consentono ai consumatori di reinserire un prodotto usato o indesiderato nella catena di approvvigionamento, riciclandolo, noleggiandolo o rivendendolo. Per tale motivo l’economia circolare rappresenta non solo un approccio responsabile e sostenibile al mercato per i brand e rivenditori, ma è anche un’occasione conveniente di accedere ai prodotti per i clienti.

Stando a una ricerca di CGRi, solo il 9% dell’economia mondiale segue il modello della circolarità. Si stima nondimeno che il potenziale economico derivante dalla conversione a circolare del restante 91% sia di circa 4,5 trilioni di dollari e in questa trasformazione la tecnologia e il digitale assumono un ruolo centrale su scala sia locale che globale, in grado di offrire soluzioni già ottimali e di facile accesso. Ecco perché il mercato dell’usato sta diventando sempre più un trend chiave per produttori e rivenditori e in particolare è la moda uno dei comparti che registrano a livello internazionale un’incremento significativo.

Il caso della “second hand economy” della moda negli Usa

Il mercato dell’abbigliamento usato negli Usa dovrebbe più che triplicare il proprio valore nei prossimi anni, passando dai 28 miliardi di dollari del 2019 agli 80 miliardi nel 2029. Sono le stime di uno studio di ThredUp, che mette in evidenza come già nel 2019 la rivendita dei capi di seconda mano è cresciuta di oltre 20 volte più velocemente della vendita al dettaglio tradizionale. Per capire il fenomeno possiamo raffrontare la moda di seconda mano con il cosiddetto “fast fashion”, ovvero il modello di business centrato su abiti economici “usa e getta”, sviluppatosi a partire dagli anni 2000 e legato soprattutto a grosse catene come Zara e H&M. Se infatti il “fast fashion” è previsto in crescita del 20% nel prossimo decennio, nello stesso periodo di tempo il mercato di seconda mano è stimato aumenti di oltre il 180%.

Un aspetto essenziale che incide sull’esplosione di questo settore è la mutata percezione che i consumatori hanno dell’abbigliamento di seconda mano. Se un tempo, infatti, abiti già usati da altre persone erano considerati di “categoria B”, ora invece iniziano sempre più a essere equiparati per qualità ai capi nuovi. È forse per questo motivo che si sta affermando, soprattutto nei più giovani, la tendenza al “fashion flipping”, ossia l’acquisto di vestiti di seconda mano, il loro utilizzo in un periodo di tempo ridotto e quindi la rivendita. Questa nuova modalità di fruizione e ri-fruizione in ambito moda è assecondata e sostenuta dalle nuove piattaforme digitali che facilitano lo scambio tra individui, come ad esempio Tradesy  e Poshmark.

È senz’altro rilevante osservare, inoltre, che il mutamento in direzione circolare di questo mercato sta avvenendo in maniera decisamente importante anche nel settore del lusso, nel quale con le rivendite di moda di seconda mano si sono toccati nel 2019 i 2 miliardi di dollari, grazie a un incremento degli acquisti su piattaforme digitali come ad esempio FashionPhile e VestiaireCollective.

Alcuni esempi di marketplace ri-orientati alla “second hand economy”

  • La Reboucle è lo spazio dedicato all’usato del sito francese La Redoute. Ha un orientamento C2C e mira a offrire ai clienti un servizio per la vendita e l’acquisto di vari prodotti di seconda mano (moda, casalinghi etc.). Sulla piattaforma è possibile rivendere qualsiasi marchio, indipendentemente dal fatto che il prodotto sia stato acquistato o meno sul sito di La Redoute. Per ogni vendita effettuata i clienti possono scegliere di essere pagati in contanti o di ricevere una e-card con uno sconto del 25%.
  • Cdiscount Occasion è il marketplace per i prodotti di seconda mano di Cdiscount, dove è possibile acquistare e vendere giocattoli, high-tech, libri, moda, videogiochi etc. La piattaforma è già utilizzata da più di 10 milioni di persone, a cui è assegnato un portafoglio integrato dove è possibile depositare il denaro che entra da ogni vendita e utilizzarlo per effettuare acquisti senza dunque che transiti necessariamente sul proprio conto bancario personale. A ogni transazione è applicata una commissione del 5% e un costo di servizio di 0,70 euro.
  • Da ultimo, vale la pena ricordare Disruptual, azienda leader nel settore della fornitura B2B di piattaforme per prodotti di seconda mano, rivolte a scambi C2C. È loro il software che sta dietro a una quindicina di marketplace online, tra cui la già citata La Redoute, ma anche Cyrillus, Jacadi, Kaporal, Picwictoys, Promod, Tape à l'oeil etc.

E l’Italia?

Nel nostro Paese la “second hand economy” nel 2020 ha raggiunto un giro d’affari di 23 miliardi di euro, di cui il 46% (più di 10 miliardi) riguarda le compravendite online. Ben il 54% degli italiani l’anno scorso ha acquistato o venduto prodotti usati e, di questi, oltre il 60% ha preferito ricorrere a piattaforme digitali poiché ritenute veloci, efficaci e comode rispetto alla rivendita tradizionale in negozio fisico.

Inoltre, alcune categorie si dimostrano più sensibili di altre: il 66% dei laureati, il 65% della Generazione Z e il 63% delle famiglie con bambini piccoli hanno aumentato i loro acquisti di seconda mano.

Per quanto riguarda le tipologie di prodotti acquistati in Italia, al primo posto troviamo il settore della casa e persona (67%), seguito da sport e hobby (61%), elettronica (55%) e veicoli (33%). Sul fronte online, invece, troviamo anzitutto libri (30%), arredamento e casalinghi (29%) e informatica (27%). Sono questi alcuni dei dati emersi da una ricerca condotta nel 2020 da BVA Doxa per Subito.it, la più importante piattaforma per la compravendita online, che conta oltre 13 milioni di utenti unici mensili.

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