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L’e-commerce nel mondo: dati e tendenze

29 ottobre 2020
di lettura

Il settore e-Commerce, spinto anche dalla pandemia di Covid 19, è in forte espansione, sia in ambito B2C che B2B. Il cliente resta al centro dell’attenzione delle aziende che sempre più cercano di assecondarlo e di anticiparne i bisogni.

Tutti i numeri dell’e-commerce nel mondo

Ad aprile 2020, secondo il report We Are Social, il 59% della popolazione mondiale (7,77 miliardi di persone) risulta attivo online. Di questi, il 92% si connette a Internet anche tramite mobile. Rispetto a marzo 2019, l’utilizzo dei cellulari è cresciuto del 6,2% e sta crescendo soprattutto tra i giovani (16-24 anni) l’uso delle ricerche vocali. Nel mese di marzo 2020, il 74% degli utenti Internet ha perfezionato almeno un acquisto per prodotti o servizi sul web (da qualunque dispositivo), e il 51% ha effettuato un acquisto da telefono. L’epidemia di COVID-19 ha contribuito significativamente alla crescita dell’e-commerce in tutte le fasce di età. 

Il 49% degli utenti mondiali è attivo sui social tramite smartphone. Facebook conserva il suo primato, seguito da Youtube, che rappresenta ormai il più importante canale televisivo mondiale, e da Whatsapp, la piattaforma di Instant messaging più usata al mondo. WeChat, il Whatsapp cinese, sta rapidamente crescendo anche fuori dalla Cina, mentre Instagram ha ormai raggiunto il miliardo di utenti. In crescita anche TikTok tra i giovanissimi, ma anche tra i giovani adulti.

Secondo il report Global B2C ECommerce Country Report 2019, l'Europa presenta il più alto tasso di penetrazione di Internet (85%) nel 2019. I tassi di penetrazione di Internet sono buoni anche in Nord America (84%) e Medio Oriente (78%). Le regioni dell'Asia/Oceania, invece, sono all’ultimo posto, con solo il 53% di penetrazione Internet rispetto alla popolazione, ma sono in testa (44%) per quanto riguarda le vendite globali generate nella regione, grazie alla forza trainante della Cina. Le due seguenti regioni di e-commerce più grandi sono il Nord America (26%) e l'Europa (22%).

I nuovi trend

La crescita dell’e-commerce può essere attribuita sia al lockdown, che ha spinto gli utenti a comprare sempre più online, sia al cambiamento nella demografia degli acquirenti. Le giovani generazioni preferiscono fare acquisti online piuttosto che nei negozi. 
L’omnicanalità resta una tendenza innegabile anche nel 2020.  Il consumatore si informa su Internet, ne confronta i prezzi online e decide alla fine se perfezionare l’acquisto in negozio o sul web.  I negozi che non hanno un’integrazione con l’online faticano a restare aperti, soprattutto oggi che la pandemia ha costretto la popolazione mondiale a una reclusione forzata. 
L’integrazione tra i canali di vendita, l’omnicanalità appunto, deve essere al centro della strategia di tutte le imprese, a prescindere dal settore e dalla tipologia di prodotto. Collegare e integrare il web con il mondo fisico è prioritario per chi ha negozi al pubblico, ma anche per chi opera nel mondo industriale e deve rivedere la distribuzione dei prodotti tra grossisti, agenti e rappresentanti.

La porta di accesso a tutti i canali di vendita è sempre di più lo smartphone, mentre il computer in futuro verrà utilizzato quasi esclusivamente nei luoghi di lavoro e sarà sempre meno associato al concetto di intrattenimento. 

In Paesi come la Cina, l’India e l’Africa, dove lo sviluppo tecnologico ha saltato un passaggio, lo smartphone è al centro del lifestyle. Con lo smartphone si fa praticamente tutto, si parla con gli amici, si condivide sui social, si fa shopping, si gioca, ci si informa, si effettuano pagamenti, si prenotano viaggi, si ordina la cena e in alcuni casi si fa anche l’elemosina. E questo nuovo modo di approcciarsi alla società, sta entrando rapidamente anche nel nostro modo di vivere occidentale, ancora legato all’uso del desktop, delle carte di credito, e del commercio online separato da quello offline. Il digitale, che è nato negli USA e si è allargato all’Europa, in Occidente sta rallentando la sua corsa, mentre sta volando in Asia e Africa, dove la popolazione è giovane e predisposta all’uso della tecnologia. 

L’affermarsi del digitale sta avendo anche un altro effetto: sfuma e si riduce la distinzione tra Business to Consumer e Business to Business. Oggi, anche chi deve comprare prodotti o servizi professionali si aspetta un’esperienza da consumatore, cioè immediatezza, facilità d’uso, velocità, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, usando il proprio smartphone. Al tempo stesso, molti privati sono diventati “aziende” affittando camere su AirBnB, offrendo posti auto su BlaBlaCar o vendendo prodotti su eBay. 

La rivoluzione digitale è un fenomeno mondiale che vede alcune nazioni in vantaggio rispetto ad altre come numero di compratori online e di merchant, a partire dal Regno Unito, il Paese più e-commerce al mondo in rapporto alla sua economia. L’Italia non è tra le prime posizioni, in particolare riguardo all’adozione delle tecnologie digitali nelle imprese.

La nostra piccola e media impresa, spesso a carattere familiare, si trova in difficoltà nell’offrire agli utenti ciò che richiedono. Il consumatore è pronto e abituato a utilizzare le nuove tecnologie molto più di quanto le imprese siano pronte nel fornire l’offerta e i processi. Quindi è necessaria e doverosa un’accelerazione su questo fronte, oggi in particolare, in considerazione della pandemia che ha colpito tutto il mondo. 

La parola d’ordine oggi è soprattutto “personalizzazione”. Gli utenti si aspettano soluzioni su misura, che facilitino sempre di più il processo di acquisto, dai pagamenti rateali, alla facilità di ricevere il proprio ordine nel più breve tempo possibile e ovunque l’utente lo richieda. Packaging sostenibili, non ingombranti, facilmente riciclabili e riutilizzabili in caso di reso, che dev’essere agevolato in tutti i modi e non ostacolato. Customer care sempre a disposizione, in grado di rispondere a tutte le domande, da qualunque canale: email, telefono, chat dal vivo e soprattutto pagine social che diventano luogo d’incontro privilegiato tra le aziende e il cliente finale. Algoritmi che riconoscano i bisogni dei clienti dalle ricerche effettuate e che propongano agli utenti prodotti che non pensavano neppure di dover cercare. Live commerce che sostituiscano le visite nei negozi fisici, con dirette che mostrino i prodotti, ne spieghino nel dettaglio caratteristiche e funzionamento fino al click finale da effettuare direttamente sul video, accorciando sempre di più le distanze tra l’informazione e l’acquisto. 

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